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Didier Bouvignies, General Partner & CIO e Portfolio Manager Ludivine de Quincerot, Portfolio Manager e Spokeswoman
Il susseguirsi di eventi che ha caratterizzato i mesi estivi ha alimentato la volatilità sui mercati finanziari. Didier Bouvignies e Ludivine de Quincerot presentano la strategia implementata in R-co Club per far fronte al nuovo scenario macroeconomico.
Nel corso dell’ultimo trimestre, la performance di R-co Club ha risentito del suo posizionamento caratterizzato da una bassa sensitività ai tassi. La sovraesposizione alle obbligazioni dei paesi periferici, in particolare quelle italiane (che hanno registrato un calo significativo di 160 punti base in 3 mesi) e quelle spagnole, non è riuscita a compensare l’impatto negativo del posizionamento short sul bund tedesco. Il sovrappeso sulle azioni ha svolto solo un ruolo marginale: il nostro posizionamento si è concentrato essenzialmente su titoli con basse valutazioni che non hanno beneficiato del calo dei tassi di interesse come invece nel caso dei titoli growth.
Attualmente, trovare valide argomentazioni a sostegno della tesi di una possibile inversione di tendenza dello scenario economico a livello globale è piuttosto complesso. È possibile, tuttavia, scorgere alcuni elementi che suggeriscono la possibilità di una crescita moderata e una normalizzazione delle valutazioni delle varie asset class.
Queste considerazioni in controtendenza rispetto al diffuso pessimismo suggeriscono che i titoli azionari con basse valutazioni, penalizzati dalle paure riguardanti il ciclo economico e il calo dei tassi di interesse, potrebbero beneficiare di uno scenario di attenuazione dei timori riguardanti la guerra commerciale sino-americana, di iniziative di stimoli fiscali e, più in generale, di un contesto in cui i consumatori sono in grado di far risalire la fiducia del settore industriale.
Di conseguenza, R-co Club, con il suo posizionamento caratterizzato da un’esposizione azionaria elevata e dal mantenimento di una bassa sensibilità al rischio di tasso, adotta un approccio alternativo secondo il quale lo scenario peggiore sarà evitato di fronte a un consensus che sembra essersi già arreso all’idea che i tassi non risaliranno più. Ricordiamo che tra giugno 2016 e marzo 2017, i rendimenti erano saliti di 50 punti base e i titoli che evidenziavano le valutazioni più basse avevano registrato un rialzo del 26% in sei mesi.
All’interno della componente azionaria, privilegiamo gli asset europei concentrandoci sulla selezione di titoli large cap con valutazioni poco costose. Queste valutazioni ci sembrano interessanti, sia storicamente sia rispetto alle altre asset class, a maggior ragione in un contesto in cui non esistono più veri e propri asset rifugio.
Tenendo conto della fase avanzata del ciclo economico, le nuove posizioni inserite in portafoglio nel 2019 si trovano meno esposte al ciclo economico rispetto a quelle sulle quali eravamo posizionati tra il 2012 e il 2017. Il miglioramento dei loro risultati sarà determinato principalmente dall’evoluzione del loro posizionamento concorrenziale e da una migliore efficienza operativa, piuttosto che dall’accelerazione della crescita dei loro mercati finali.

