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Monthly Macro Insights — Giugno 2024

Strategia  —  10/06/2024

Marc-Antoine Collard

Chief Economist – Director of macroeconomic research

Sebbene l'economia globale stia ancora sperimentando gli effetti ritardati di una politica monetaria più restrittiva, la fiducia delle imprese è migliorata negli ultimi mesi, lasciando presagire uno slancio positivo verso la seconda metà dell'anno. Le banche centrali contribuiranno positivamente o rallenteranno tale slancio?

Miglioramento tra segnali contrastanti

Mentre ci avviciniamo alla metà del 2024, le prospettive economiche globali degli investitori sono sempre più positive grazie al rafforzamento della fiducia delle imprese. Il PMI dell'S&P Global1 è salito a maggio al massimo degli ultimi 12 mesi a 54,1 (+1,4 punti) nel settore dei servizi, sostenuto da un miglioramento del sottoindice dei nuovi ordini2. Nel settore manifatturiero, la ripresa sembra aver preso piede, dal momento che a maggio l'indice è salito al massimo degli ultimi 22 mesi, attestandosi a 50,9 (+0,6 punti)2. Per quanto riguarda le regioni, la crescita è accelerata negli Stati Uniti (+1,3 punti percentuali a 51,3) e in Cina (+0,3 punti percentuali a 51,7), mentre il tasso di contrazione si è ridotto nell'Eurozona (+1,6 punti percentuali a 47,3), in gran parte grazie al balzo di +2,9 punti percentuali del PMI manifatturiero tedesco2.

Detto ciò, gli indicatori nazionali hanno dipinto un quadro molto diverso rispetto agli indici S&P Global e denotano ancora un contesto difficile. In Cina, dopo solo due mesi al di sopra della soglia dei 50, il PMI manifatturiero NBS è sceso nuovamente in un area di contrazione, a 49,5 (-0,9 punti). Negli Stati Uniti, l'attività imprenditoriale sembra essersi contratta ad un ritmo accelerato a maggio, con l'ISM manifatturiero che è sceso di -0,5 punti percentuali a 48,72, mentre in Germania l'indice di fiducia delle imprese Ifo è rimasto invariato ad un livello basso3.

La Fed e gli altri

Storicamente, la Fed tende a guidare il ciclo finanziario globale modificando il proprio orientamento politico prima delle altre banche centrali, influenzando in modo sostanziale le condizioni finanziarie degli altri paesi. Ma questa volta la situazione è un po' diversa: la Fed mantiene un orientamento più rigido mentre le banche centrali di alcune economie avanzate hanno iniziato a tagliare i tassi. Questa divergenza, in particolare rispetto alla BCE, sembra sensata per diverse ragioni.

In primo luogo, le differenze di crescita sono state significative. L'Eurozona ha subito una recessione superficiale lo scorso anno e ha iniziato a registrare una timida ripresa solo nel primo trimestre del 2024. Al contrario, gli Stati Uniti si sono dimostrati più resilienti, beneficiando di una forte crescita della forza lavoro, di una politica fiscale molto generosa e della posizione di esportatori netti di energia successiva allo shock energetico provocato dall'invasione dell'Ucraina da parte della Russia. Anche l'allentamento delle condizioni finanziarie, in parte spiegato dalla retorica dovish del presidente Powell dalla fine del 2023 fino allo scorso marzo, ha favorito la crescita. È improbabile che la Fed voglia ripetere questo errore, poiché renderebbe ancora più complicata la lotta all'inflazione. Inoltre, sebbene le prossime elezioni statunitensi siano incerte, il loro esito, con il potenziale protezionismo commerciale e una politica fiscale ancora più espansiva, potrebbe alimentare un'altra impennata dell'inflazione.

La domanda principale è cosa succederà dopo il taglio dei tassi della BCE di giugno. La Presidente Lagarde è stata molto attenta a non fornire indicazioni forti sul futuro percorso politico, soprattutto poiché sta diventando sempre più difficile bilanciare il rischio di lasciare i tassi higher for longer con il rischio di tagliare troppo presto.

Da un lato, l'inflazione europea è stata in gran parte il risultato di una serie di shock dell'offerta. Negli ultimi trimestri, questi shock si sono notevolmente attenuati, portando a un chiaro percorso disinflazionistico dal picco di inflazione del 10,6% di ottobre 20221. Nel frattempo, a maggio il PMI ha registrato per il terzo mese consecutivo un aumento dell'attività imprenditoriale - cioè al di sopra della soglia di 50 - e ha raggiunto il massimo annuale. Tuttavia, la ripresa dipende in parte dall'allentamento della politica monetaria, poiché il sondaggio riguardante i prestiti effettuato dalla BCE suggerisce che la trasmissione monetaria continua a rappresentare un forte vento contrario alla crescita, confermando che i tassi di interesse più elevati continuano a frenare la domanda di prestiti da parte di imprese e famiglie.

D'altra parte, il tasso di disoccupazione nell'Eurozona ha raggiunto il minimo storico del 6,4% in aprile4 e la tensione del mercato del lavoro potrebbe alimentare ulteriormente le pressioni inflazionistiche, o almeno rendere più difficile l’ultima fase verso l'obiettivo stabilito. Gli indicatori salariali, come i salari negoziati o l'indice del costo del lavoro, sono stati molto più rigidi del previsto nel primo trimestre del 2024. Insieme ad una produttività contenuta, l'inflazione dei servizi potrebbe rimanere elevata a causa dell'elevato costo unitario del lavoro, soprattutto se il comportamento dei margini di profitto del settore imprenditoriale dovesse rimanere sostenuto. Tra l'altro, gli economisti della BCE hanno rivisto al rialzo l'inflazione per il 2024 e il 2025 di 0,2 punti percentuali, rispettivamente al 2,5 e al 2,2%, il che significa che il riavvicinamento all'obiettivo avverrà solo nel 20265.

Il messaggio principale emerso dalla riunione di giugno della BCE è che il Consiglio direttivo manterrà i tassi in un’area restrittiva, pur non impegnandosi preventivamente su una ben definita strategia riguardante i tassi. Ciò mette in dubbio lo scenario degli investitori che prevede almeno altri due tagli nel 2024, soprattutto perché la divergenza di politica con la Fed potrebbe portare a un deprezzamento della valuta che farebbe aumentare i prezzi delle importazioni, limitando anche le scelte politiche della BCE.

Nel complesso, le prospettive economiche globali sono migliorate di recente, in parte anche grazie alla prospettiva di un allentamento della politica monetaria. Tuttavia, gli ostacoli da superare non mancano: i tassi d'inflazione sono tornati a sorprendere al rialzo, costringendo molte banche centrali a mantenere elevati i tassi d'interesse. Inoltre, diverse elezioni politiche saranno influenzate dal complesso contesto geopolitico. Le tariffe di trasporto sono aumentate negli ultimi mesi, dal momento che le crisi del trasporto marittimo scatenata dai ribelli Houthi nello Yemen che hanno attaccato le navi portacontainer, hanno portato a ritardi per i clienti e alla congestione di diversi porti. Tale situazione potrebbe contribuire significativamente all'inflazione delle merci.

Completed writing on 7 June 2024.

 

(1) Purchasing Managers' Index, un indicatore che riflette la fiducia dei responsabili degli acquisti in un settore di attività. Al di sopra di 50 indica un'espansione dell'attività, al di sotto di 50 una contrazione.
(2) Fonte: S&P Global, giugno 2024.
(3) Fonte: Ifo Institut, giugno 2024.
(4) Fonte: Eurostat, giugno 2024.
(5) Fonte: BCE, giugno 2024.