Yoann Ignatiew
General Partner, Head of International Equity and Diversified

Nel 2024 l’economia mondiale ha mostrato una straordinaria resilienza. Il progressivo calo dell’inflazione ha consentito alle banche centrali di avviare un ciclo di allentamento monetario, la crescita ha mantenuto una buona tenuta e le imprese hanno riportato un significativo aumento degli utili. I mercati azionari mondiali hanno chiuso l’anno in forte rialzo, con l’indice MSCI All Country World che ha guadagnato il 15,7 %1 . Emergono tuttavia alcune divergenze regionali: gli Stati Uniti hanno sovraperformato con l’indice S&P 500 in rialzo del 23,3 %1, mentre in Cina, nonostante il contesto difficile, l’indice Hang Seng ha registrato un aumento del 17,7 %1. L’Eurozona, frenata da tensioni geopolitiche e instabilità a livello politico, ha chiuso l’anno con un +8,3 %1.
Il rallentamento dell’inflazione ha permesso alla BCE e alla Fed di ridurre i tassi di riferimento di 100 punti base, portandoli rispettivamente al 3% e al 4,25%2. Tali aggiustamenti riflettono dinamiche economiche divergenti, con un’inflazione vicina al 2% nell’Eurozona, ma ancora superiore al 3% nella componente core3 negli Stati Uniti4. Il 2024 è stato segnato da importanti eventi politici. Negli Stati Uniti la vittoria elettorale di Donald Trump è stata accolta con ottimismo dai mercati. In Cina le misure volte a stabilizzare il settore immobiliare e stimolare la domanda interna hanno innescato una reazione positiva, anche se lo slancio iniziale si è affievolito nel quarto trimestre. In Europa gli esiti elettorali hanno accentuato la frammentazione politica.
Iniziamo il 2025 con un posizionamento estremamente prudente, senza l’intenzione riassumere un’esposizione significativa al rischio nell’attuale contesto. Le ripercussioni dell’ultimo anno elettorale globale, insieme al secondo mandato di Donald Trump negli Stati Uniti, hanno amplificato le incertezze su inflazione, crescita e scambi commerciali. Parallelamente, gli investitori si ritrovano a navigare in un ambiente contraddistinto da una nuova realtà geopolitica, dai cambiamenti nelle catene di approvvigionamento e dai folgoranti sviluppi dell’intelligenza artificiale. Riteniamo che diverse opportunità permangono in questo contesto. Negli Stati Uniti il mercato azionario rimane allettante, grazie a una forte crescita economica, utili solidi e un tasso di innovazione elevato. Anche se i flussi rimangono concentrati sui “Magnificent Seven”5 , vi sono anche altre opportunità, soprattutto nel settore bancario, che dovrebbe beneficiare della promessa deregolamentazione. Sul fronte dei risultati societari, teniamo d’occhio le aspettative di una crescita degli utili estremamente elevata, intorno al 15%6 . Un’eventuale delusione di queste potrebbe causare una forte ondata di liquidazioni.
In Europa, nonostante gli ostacoli legati all’energia, all’instabilità politica e alla debole produttività, i settori sanitario, industriale e beni di lusso, sostenuti da imprese con un margine competitivo a livello mondiale, offrono opportunità. Risulta difficile considerare i paesi emergenti come un blocco omogeneo, data la misura in cui i loro fondamentali economici differiscono. Tuttavia, nel complesso la crescita ha mostrato una significativa resilienza, e l’inflazione è nettamente diminuita rispetto ai massimi toccati nel 2022. In Cina, nonostante le importanti misure di stimolo, il Partito fatica a stimolare la domanda interna. Gli annunci di un allentamento monetario diffusi a novembre sono stati deludenti, ma il governo ha ancora margine di manovra per aumentare il deficit. La rielezione di Donald Trump e la minaccia di nuovi dazi potrebbero accentuare questa pressione, costringendo Pechino a privilegiare i consumi interni a fronte di un contesto più difficile per le esportazioni. Continuiamo ad essere esposti ai consumi domestici in Cina e, più in generale, in Asia e America Latina. Per concludere, il nostro scenario è quello di un contesto incerto, in cui le sfide legate a geopolitica, inflazione e crescita coesistono con opportunità, soprattutto in specifici settori talvolta trascurati, e nei mercati regionali resilienti.
Nel 2025, diversi fattori chiave potrebbero influenzare i mercati. Tra questi, la divergenza delle politiche monetarie tra Fed e BCE. La Fed potrebbe mantenere tassi elevati per contenere un’inflazione stimolata dalla politica espansionistica di Donald Trump, mentre la BCE potrebbe assumere un atteggiamento più accomodante per sostenere una crescita debole in Europa. I primi 100 giorni del presidente americano saranno decisivi: i tagli fiscali e la deregolamentazione promessi potrebbero favorire la crescita a breve termine ma un maggiore protezionismo rischia di frenare l’economia e aggravare l’inflazione. La prospettiva di un dollaro forte potrebbe penalizzare le esportazioni americane e mettere in difficoltà i mercati emergenti con debito denominato in dollari. Allo stesso tempo, bisogna monitorare il trend dell’intelligenza artificiale, che sta concentrando i flussi nel mercato azionario. Si teme una significativa correzione nel caso in cui le aspettative degli investitori venissero deluse dalla capacità delle imprese di trasformare questa tecnologia in risultati concreti. Inoltre, lo sviluppo dell’IA pone sfide energetiche legate ai forti consumi. Sul fronte asiatico, la Cina deve riorientare la crescita sulla domanda interna per compensare un contesto commerciale internazionale più difficile. Infine, a livello globale, l’aumento dei debiti pubblici rimane una delle principali sfide, con un debito americano pari al 6,3% del PIL nel 2024 e un debito globale mondiale pari al 93% del PIL7.